Mio figlio fa i capricci!

09.09.2015 11:03

Da sempre i capricci, che normalmente insorgono nell'età dei 2-3 anni, sono un problema che riguarda tutti i bambini e quindi tutti i genitori; io stessa, avendo un bimbo di poco più di due anni, mi trovo in questa delicata fase e spesso mi chiedo: noi genitori (e non solo)
come ci dobbiamo comportare? Cercherò di affrontare l'argomento, facendo tesoro anche di qualche suggerimento che il pediatra di mio figlio mi ha dato proprio di recente, in occasione della classica visita di controllo che si fa attorno ai due anni di età. 
Innanzitutto, possiamo essere tutti d'accordo quando affermiamo che il motivo per cui scoppiano i capricci è spesso "futile": un cibo negato, un giocattolo altrui, un abito che rifiuta di indossare. Avere o non avere queste cose non è fondamentale per il bambino, anche se lo può sembrare. Questa è solo la richiesta "di facciata": i capricci, nati all'interno di una relazione, infatti, hanno lo scopo di modificarla, di forzarla, di saggiarne i limiti. I genitori rimangono turbati quando vedono i figli urlare come fossero "impazziti" e reagiscono con sgomento e rabbia, proprio perché non individuano la vera richiesta. Il bambino, pur inconsapevolmente, sa invece quello che vuole e per questo combatte con tutte le sue forze. Cosa fare allora? Ecco alcuni suggerimenti per affrontare i capricci:

Non cerchiamo un rapporto alla pari: mettersi sullo stesso piano di un bambino è una terribile trappola, che mette in difficoltà i piccoli, perché si chiede loro di essere adulti anzi tempo. A 2 o 3 anni possiamo applicare le regole senza discuterle all'inifinito. Essere fermi, convinti senza alzare eccessivamente la voce (né tanto meno le mani): il bambino capirà la nostra fermezza già dal tono di voce e dal nostro atteggiamento.

Stabiliamo i loro confini: tutti i cuccioli, umani e animali, hanno bisogno di fortificarsi dapprima all'interno di piccoli spazi, che si allargano progressivamente con la crescita. Sono quasi dei confini territoriali, che significano
"fin qui ti puoi spingere, più in là no".

Non tentiamo di convincere: se ha preso un gioco a un altro bambino o qualcosa che non doveva,
significa che sta sperimentando il suo potere: molto probabilemte, non riusciremo a fargli cambiare idea con le spiegazioni. Dunque prendiamolo e restituiamolo al legittimo proprietario. Capirà il nostro gesto molto meglio delle parole. Se vogliamo spiegargli la differenza tra "tuo e "mio" facciamolo in un momento di calma, non di conflitto.

Niente indecisioni: quando decidiamo di dare uno stop, non torniamo sui nostri passi nè cerchiamo subito di consolarlo o di "risarcirlo" con oggetti o attenzioni speciali. Un ordine sbagliato è meglio dell'incoerenza. Se però ci accorgiamo di aver ecceduto, avremo a disposizione altri momenti per essere gentili, teneri e comprensivi.

E quando sembra isterico? A volte i capricci degenerano e il bambino prende a urlare, a scalciare e si butta per terra come impazzito. Specialmente quando questo avviene in luoghi pubblici, il genitore entra in crisi, temendo più che altro il giudizio di chi gli sta attorno. Aggiungere le nostre grida alle sue o magari strattonarlo per "farlo ragionare" è del tutto controproducente. Se non è possibile ignorarlo - spesso questa è proprio la tattica migliore - cerchiamo di contenerlo con un atteggiamento fermo, senza agitarci, portandolo in un luogo più tranquillo e aspettate che "sbollisca". La mente del bambino non si ferma mai troppo a lungo su qualcosa e in breve tempo si sarà dimenticato lui per primo dell'episodio.

E poi, cari genitori, diciamocela tutta: i capricci fanno parte dell'età evolutiva del bambino, della loro normale crescita. Essere sereni è positivi è sempre la miglior cosa. Ammetto che a volte la pazienza è messa duramente alla prova (eccome!!!) ma ricordiamoci sempre che essere genitori non è facile, anzi: è il lavoro più difficile che ci sia ... ma anche il più bello!



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